A Barolo si schiude un evento per la vite che, cresciuta sulle basse colline delle Langhe, sazia di luce e di sole, dona l'uva, canto della terra, e, sotto la sua verde coltre, nella misteriosa oscurità, inizia la metamorfosi verso il vino brillante. Nel buio segnala il suo fermento levitando, disegnando il profilo di un'altra collinetta nella trama di quelle che la circondano, segnate dal rio, aprendo un primo squarcio di luce. Non si può frenare la forza dell'incipiente metamorfosi e la terra si apre ancora, si spacca, creta al sole, lasciando intravedere la cantina sotterranea dove il canto, da timido, diventa corale tra un'infinità di botticelle di vetro. Le grandi botti madri si sono fatte da parte dopo aver aggiunto l'aroma del legno, quando, grandi roveri, coglievano per sé i raggi del sole. Ma la prorompente espansione è tenuta a freno da un artificioso taglio circolare che genera un cortiletto tondo e riconduce la collinetta dolcemente a valle,verso il rio, la strada polverosa, il ponte... Arch. Ugo Dellapiana